| Frenologia della vanitas, un libro sulla figura del teschio |
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| Arte e cultura - Recensioni libri |
| Scritto da Pietro Mignogna |
| Mercoledì 19 Ottobre 2011 15:40 |
Il volume analizza come l’effige del teschio, simbolo massimo della caducità di tutte le cose terrene e del tempo che corrompe la bellezza, abbia modificato la propria simbologia sociale nell’avvicendarsi dei secoli, passando da puro simbolo funebre ad apologia della miseria umana, fino a diventare un’immagine assai abusata dagli artisti della vita moderna.
Quello che era stato un oggetto terrifico atto a richiamare l’idea della morte, ora non è più in grado di incutere paura e sconta la pena di una sovraesposizione che rischia di anestetizzarlo e banalizzarlo. Il saggio ripercorre la storia del teschio nell'arte dell’Occidente e dell’Oriente, dalla preistoria attraverso il Medioevo e dal Seicento fino ai primi anni del Terzo Millennio. Affrontando l’ampia casistica dei generi connessi alla vanitas, la ricognizione prende in esame la pittura, la scultura, la fotografia, il video, così come i graffiti, i fumetti, le radiografie e gli enigmatici teschi di cristallo, con incursioni nella letteratura e nella sociologia. Nel tentativo di verificare le metamorfosi di senso e di forma subite dal teschio nel corso di un millennio, sono stati presi in esame più di cento artisti e sono state analizzate altrettante opere, di particolare interesse nell'ambito dell'arte moderna e contemporanea.Alberto Zanchetta, critico d’arte e curatore indipendente, insegna Storia dell’arte contemporanea alla LABA di Brescia. Ha pubblicato il pamphlet Antologia del misogino (2006) e il saggio Humpty Dumpty Encomion (2007). Attualmente scrive per Flash Art, Espoarte, Exibart.
Alberto Zanchetta FRENOLOGIA DELLA VANITAS Johan&Levi editore AUTORE Alberto Zanchetta |










Il volume analizza come l’effige del teschio, simbolo massimo della caducità di tutte le cose terrene e del tempo che corrompe la bellezza, abbia modificato la propria simbologia sociale nell’avvicendarsi dei secoli, passando da puro simbolo funebre ad apologia della miseria umana, fino a diventare un’immagine assai abusata dagli artisti della vita moderna.
Quello che era stato un oggetto terrifico atto a richiamare l’idea della morte, ora non è più in grado di incutere paura e sconta la pena di una sovraesposizione che rischia di anestetizzarlo e banalizzarlo. Il saggio ripercorre la storia del teschio nell'arte dell’Occidente e dell’Oriente, dalla preistoria attraverso il Medioevo e dal Seicento fino ai primi anni del Terzo Millennio. Affrontando l’ampia casistica dei generi connessi alla vanitas, la ricognizione prende in esame la pittura, la scultura, la fotografia, il video, così come i graffiti, i fumetti, le radiografie e gli enigmatici teschi di cristallo, con incursioni nella letteratura e nella sociologia. Nel tentativo di verificare le metamorfosi di senso e di forma subite dal teschio nel corso di un millennio, sono stati presi in esame più di cento artisti e sono state analizzate altrettante opere, di particolare interesse nell'ambito dell'arte moderna e contemporanea.