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Speciali -
Salone del libro 2010
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Scritto da Carmine Aceto
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Domenica 16 Maggio 2010 11:21 |
Si è aperto con una versione acustica diretta e immediata di "Nessuna resa mai", l'incontro tenutosi al Salone di Torino 2010, nello Spazio Autori A, per la presentazione del libro di Matteo Strukul sul cantautore rock Massimo Priviero.
Era presente, oltre all'autore del libro, anche lo stesso Massimo Priviero, il quale ha ammesso di non amare particolarmente le biografie dei cantanti come genere letterario, ma che il libro scritto su di lui da Strukul è nato da un'incontro prim'ancora che da altri tipi di operazioni editoriali o commerciali. Del resto Priviero è sempre stato un personaggio molto coerente nella sua carriera artistica, tenuta lontana da compromessi di sorta, anche dopo un inizio, sul finire degli anni ottanta, ricco di successi di classifica con brani come la fortunata "San Valentino". Il libro di Strukul non racconta solo la parabola strettamente musicale di Priviero, ma ci regala uno spaccato d'autore sulla personalità composita e a tratti ruvida di un autore che ha affermato che non è il successo il metro di giudizio ideale per rendere merito alle capacità artistiche di un cantante. La maggiore preoccupazione di Strukul come autore di questo libro intervista, invece, è stata quella di porre in primo piano l'artista, evitando di cadere nella tentazione di farne un libro esclusivamente di critica musicale. L'incontro è proseguito alternando interventi e commenti sulla carriera di Priviero a brani eseguiti con solo accompagnamento della chitarra dal cantautore che nel 2008 ha festeggiato i suoi primi venti anni di carriera.Tra i brani eseguiti due meritano una citazione particolare, ovvero "La strada del davai", ispirato ad alcune pagine dello scrittore piemontese Nuto Revelli, che parla proprio della ritirarata degli alpini dalla Russia durante la seconda guerra mondiale, e l'inedito "Splende il sole", un vero e proprio "mantra", come ha amato definirlo Priviero, ripetuto per raccontare e dare voce alle storie di chi non ha nulla, in qualunque posto del mondo si trovi. |