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Nell'area Bookstock Village del Salone del Libro si è tenuto oggi l'incontro "La memoria della paura", durante il quale Dario Argento e Massimo Carlotto si sono confrontati sul tema dinanzi ad un pubblico numeroso, composto non solo di ragazzi e studenti - cui è espressamente dedicata questa nuova area della Fiera di Torino - ma anche di appassionati del genere.
Ai due autori è stato chiesto innanzitutto perchè abbiano scelto di realizzare opere incentrate sulla paura e cosa significhi creare opere del genere. Dario Argento ha dichiarato la sua passione innata per il cinema thriller, una passione talmente insita nella sua natura che è come se fosse stato quest'utlimo a scegliere lui e non viceversa. La paura, infatti, - ha dichiarato il maestro del brivido - "è un sentimento in grado di far provare un sottile piacere a vederla descritta, qualcosa capace addirittura di farci godere in modo non convenzionale". Massimo Carlotto, dal canto suo, ha descritto la paura come un sentimento utile per esorcizzare ciò che ci spaventa, quindi narrarla in un libro o rappresentarla in un film può aiutare ad affrontare ciò che davvero ci spaventa nella realtà e a far scorrere fuori da noi tutto l'odio che accumuliamo nella vita quotidiana. Ai due maestri del noir è stato poi chiesto quali fossero le loro più grandi paure; una domanda cui entrambi hanno risposto facendo riferimento alle grandi piaghe della società contemporanea: i pericoli ambientali; i misteri politici che impediscono di conoscere la verità su tragedie storiche; le mafie, non solo come fenomeno locale, ma come problema internazionale. A quest'ultimo tema Dario Argento si è detto particolarmente sensibile, affermando di non essere ottimista circa la possibilità di sradicare il fenomeno in maniera definitiva nel prossimo futuro e di essere per questo seriamente preoccupato. Sul versante strettamente personale, invece, Dario Argento ha confessato che ciò che ancora oggi gli trasmette un senso di paura, quando lo rivive nella propria memoria, è il corridoio buio della casa dei propri genitori, che da bambino era costretto a percorrere tutte le sere per andare a letto. La paura più grande per Massimo Carlotto, invece, è quella del naufragio, che, ha ipotizzato egli stesso, potrebbe derivare dall'incontro con il romanzo di Daniel Defoe "Robinson Crusoe", letto quando era ragazzo.
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