| Presentato al Salone di Torino "Animal", il libro-denuncia dell'indiano Indra Sinha |
|
|
|
| Speciali - Salone del libro 2010 |
| Giovedì 13 Maggio 2010 20:44 |
Durante l'incontro con lo scrittore indiano Indra Sinha, tenutosi oggi nella Sala Azzurra del Salone del Libro di Torino, è stato presentato Animal, il suo ultimo libro, edito in Italia da Neri Pozza. Alla presentazione sono intervenuti Alessandro Monti, esperto di storia e cultura indiana, e Vincenzo Mingiardi, traduttore del libro.
Autore di spicco della nuova narrativa indiana, estraneo ad ogni forma di stereotipo, Indra Sinha ha dato forma ad uno straordinario libro-denuncia ispirato al più grave disastro chimico-industriale della storia avvenuto nella città indiana di Bhopal. Qui, nel 1984, gravi carenze nei sistemi di sicurezza di una azienda chimica multinazionale americana produttrice di pesticidi provocarono l'esplosione della fabbrica e la conseguente diffusione di una nube tossica, che causò la morte di 754 persone, anche se secondo fonti non ufficiali i morti sarebbero stati più di 10.000 solo durante la prima notte, mentre nei mesi successivi avrebbero perso la vita tra le 20 e le 30.000 persone. Ma le conseguenze del disastro non si esauriro nel breve periodo; nel 2004, infatti, un'indagine condotta dagli investigatori della BBC stabilì che la contaminazione era ancora attiva. Ed ancora oggi si verificano morti e nascite di neonati deformi dovute alle conseguenze di quel terribile incidente. Si calcola che, ad oggi, più di mezzo milione di bhopalesi - tre abitanti su quattro - abbia subito gli effetti della nube tossica. Le gravissime conseguenze del disastro di Bhopal furono dovute non solo agli imperdonabili errori dell'azienda multinazionale, ma anche al mancato intervento delle autorità, che non si preoccuparono né allora né in seguito di disporre una bonifica dell'area contaminata. E la denuncia di Sinha è diretta anche contro la classe politica del suo paese, dove la corruzione impedì ed impedisce ancora oggi di trovare una soluzione a questo disastro senza fine.Potagonista di del libro di Sinha è Animal, un bambino indiano che, rimasto orfano a causa del disastro, è costretto a camminare "a quattro zampe", perchè l'incidente ha piegato la sua schiena per sempre. Ed è proprio Animal a raccontare la sua storia, dopo vent'anni da quel tragico giorno, quando ancora la gente del posto lotta contro la multinazionale per ottenere giustizia. Particolarmente toccante l'epilogo della narrazione, che vede il giovane protagonista rifiutare la possibilità di un intervento negli Stati Uniti e decidere quindi di tenersi la propria deformità, come per timore che perdendola possa perdere anche la sua identità, in linea con l'idea propria della cultura indiana di un inscindibile legame tra l'anima ed il corpo. Sinha si è chiaramente ispirato disastro di Bhopal, anche se nella narrazione l'autore non fa esplicito riferimento a questa città della stato indiano del Madhya Pradesh, ambientando la storia in una città diversa. Il suo, infatti, è un libro ricco di forza attivistica, ma in cui, allo stesso tempo, l'autore tenta di fare in modo che la sua denuncia non rimanga ancorata al solo disastro di Bhopal, ma diventi denuncia di tutti i disastri provocati dall'errore umano, di tutte le ingiustizie perpetrate ai danni dei più deboli e dei più poveri, di tutte le atrocità rimaste impunite, riuscendo così in una lucida descrizione della crudeltà del male.
|






Durante l'incontro con lo scrittore indiano Indra Sinha, tenutosi oggi nella Sala Azzurra del Salone del Libro di Torino, è stato presentato Animal, il suo ultimo libro, edito in Italia da Neri Pozza. Alla presentazione sono intervenuti Alessandro Monti, esperto di storia e cultura indiana, e Vincenzo Mingiardi, traduttore del libro.
Autore di spicco della nuova narrativa indiana, estraneo ad ogni forma di stereotipo, Indra Sinha ha dato forma ad uno straordinario libro-denuncia ispirato al più grave disastro chimico-industriale della storia avvenuto nella città indiana di Bhopal. Qui, nel 1984, gravi carenze nei sistemi di sicurezza di una azienda chimica multinazionale americana produttrice di pesticidi provocarono l'esplosione della fabbrica e la conseguente diffusione di una nube tossica, che causò la morte di 754 persone, anche se secondo fonti non ufficiali i morti sarebbero stati più di 10.000 solo durante la prima notte, mentre nei mesi successivi avrebbero perso la vita tra le 20 e le 30.000 persone. Ma le conseguenze del disastro non si esauriro nel breve periodo; nel 2004, infatti, un'indagine condotta dagli investigatori della BBC stabilì che la contaminazione era ancora attiva. Ed ancora oggi si verificano morti e nascite di neonati deformi dovute alle conseguenze di quel terribile incidente. Si calcola che, ad oggi, più di mezzo milione di bhopalesi - tre abitanti su quattro - abbia subito gli effetti della nube tossica. Le gravissime conseguenze del disastro di Bhopal furono dovute non solo agli imperdonabili errori dell'azienda multinazionale, ma anche al mancato intervento delle autorità, che non si preoccuparono né allora né in seguito di disporre una bonifica dell'area contaminata. E la denuncia di Sinha è diretta anche contro la classe politica del suo paese, dove la corruzione impedì ed impedisce ancora oggi di trovare una soluzione a questo disastro senza fine.